lunedì 24 aprile 2017

ONDATA DI FREDDO TARDIVO DEL 18-22 APRILE: QUALCHE CONSIDERAZIONE

Questo episodio, di gran lunga il più intenso nel mese di aprile degli anni 2010, non è di per sé un fenomeno eccezionale, soprattutto se paragonato a ondate di freddo tardive della prima metà del ‘900.
Una volta cessato l’effetto favonico, grazie a un’atmosfera estremamente secca, le temperature notturne sono scese a valori veramente bassi per la seconda metà di aprile, come testimoniano i -3,8 °C a Masserano, -3.6 °C a Ceva e San Damiano Borbore, i -2.3°C ad Alessandria-Lobbi record storico assoluto per il mese (fonte: ARPA Piemonte). Al di là di queste temperature veramente basse, dettate dalla massa d’aria artica e dal livello bassissimo di umidità, ci si chiede come mai il mese di aprile quasi sicuramente chiuderà con valori sopra-media importanti. A tal proposito, vi propongo le suddette considerazioni:

     1)   i primi 15 giorni di aprile sono stati esageratamente caldi, con punte di 26°C (non favonici!) in Romagna e Veneto, altrettanto soleggiati e secchi: una breve ondata di freddo (seppur notevole per il periodo) non riesce a compensare 15 giorni caldi.

     2)   i danni all’agricoltura sono stati enormi per due motivi:

a) si veniva da un periodo molto caldo, che ha contribuito a uno stadio di fioritura avanzato per la stagione
b) ci sono state notevoli grandinate (come se non bastasse), enfatizzate dagli scambi termoigrometrici estremi
c) l’aria secchissima ha permesso le cosiddette “black frosts”, cioè le temutissime gelate secche, foriere di danni alll’agricoltura anche nel passato remoto: se le minime sono state sottozero, valori igrometrici così bassi hanno permesso un ulteriore abbassamento termico nei primissimi strati di suolo, vale a dire che se la temperatura della stazione meteo (a 2 metri, NON AL SUOLO!) segnava -2°C, il suolo poteva arrivare a -7°C, un valore tipico di inizio febbraio. È facile capire gli immensi danni ai fiori e ai frutti.

3)   ancora una volta, una simil ondata di freddo (esattamente come quella di gennaio 2017, qui accuratamente descritta) NON è in contrasto con il Global Warming, sia perché si veniva da 50 giorni molto caldi per il periodo, sia perché il riscaldamento globale enfatizza gli scambi termici.

4) il Global Warming, piuttosto, dimostra come si possano avere sempre più fenomeni estremi, non solo come eventi singoli, ma anche come andamenti termopluviometrici: passare da fine maggio a inizio febbraio in 48 ore è un fenomeno singolare anche per un mese “ballerino” come aprile


Vi ricordate nel mio articolo quando dicevo “o fa caldo per molto tempo o fa molto freddo per molto tempo (meno probabile e duraturo ma sempre possibile)”? Eccone la prova!



andamento termico di dei primi 23 giorni del mese di aprile per l'area milanese: evidentissimo il calo termico tra il 17 e il 22.


Un’ultima nota di carattere etico e non strettamente climatico: ma come è possibile che delle assurde leggi permettano di tenere i caloriferi accesi a marzo (con 26°C!) e spenti nelle notti di aprile con -3°C? Non è un’autentica follia di chi promulga le leggi e nulla sa di meteo? È da tanto tempo che dico che “l’accensione di un riscaldamento non la fa il calendario ma il buon senso”: può essere spento a marzo come acceso a maggio, basta avere il buon senso di mantenere 20-22°C costanti, a prescindere dalla stagione. Anche perché uffici ed energivori centri commerciali li accendono quando pare e piace, mentre gli abitanti che hanno il centralizzato devono patire 25°C a marzo e 17°C ad aprile. Follie all’italiana…

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