lunedì 16 aprile 2018

ECCO IL VOLTO STABILE E (MOLTO) MITE DELLA PRIMAVERA


La prima metà della primavera 2018 in Pianura Padana è stata indubbiamente caratterizzata da temperature sotto media e da un importante surplus pluviometrico: chi prima chi poi, tutti hanno beneficiato di un continuo flusso perturbato freddo-umido che ha portato anomalie termiche negative un po’ dappertutto al Nord e soprattutto importanti anomalie pluviometriche positive.
Una primavera d’altri tempi insomma, che probabilmente 50 anni fa sarebbe passata abbastanza inosservata (a parte la forte ondata di gelo a cavallo di febbraio e marzo), ma che oggi fa notizia, spesso assai errata allorquando si citano neve sulle Alpi e gelate in pianura a fine marzo come eventi del tutto inusuali. Chiariamo subito che sulle Alpi è NORMALE che nevichi in primavera e -alle quote più alte- anche in estate; semmai è anomalo avere temperature positive sulla Marmolada per due mesi…
La dinamica atmosferica ci ha regalato 70 giorni “anomali” per la “nuova normalità”; quest’anno il cambio dei giacconi si è fatto molto più tardi rispetto ai recenti anni (2013 escluso) e la fioritura è in ritardo (non eccessivo in realtà, 10-20 giorni a seconda del tipo di piante, secondo MeteoSvizzera).
Adesso però c’è un cambio di rotta: dopo aver vissuto il lato freddo-umido della primavera, ora per un po’ vivremo quello caldo-secco. Sia chiaro, nessun allarmismo né avverbi, locuzioni o aggettivi personali che nulla hanno a che fare con la scienza: si apre un periodo oggettivamente stabile e piuttosto caldo per la stagione. Fin qui non c’è niente di male, avere 23-25° in aprile è considerato oramai normale (lo era un po’ meno qualche decennio fa, ma pur sempre accettabile anche all’epoca, sebbene molto più occasionale): il problema sorge quando tali valori termici si protraggono per tanto tempo, e ciò è uno scenario visto e rivisto, spesso sfociato in eccessi termici esagerati (oltre i 3° su scala mensile!).


Media ensemble per Milano: evidente la lunghissima fase caldo-secca in arrivo.


Il mio augurio è che dopo questa lunga fase stabile e molto mite, ritornino un po’ di piogge e variabilità; se sarà così, allora 7-10 giorni con temperature più calde sono contemplate, se invece si aprirà una fase marcatamente stabile sussisteranno (alla lunga) i soliti problemi, molto probabilmente non al livello del 2017 ma pur sempre presenti (ricordo che la siccità sui 12 e 24 mesi non è ancora del tutto debellata).
Un’ultima considerazione: capisco la gioia nel vedere tanta mitezza dopo tantissime giornate grigie e uggiose, ma proviamo a proiettare tale anomalia a luglio o agosto. La penseremmo ancora così?

martedì 30 gennaio 2018

Nebbie e inversioni termiche: quando la Pianura Padana si auto-produce il freddo

Le alte pressioni invernali ben strutturate sono spesso sinonimo di nebbie fitte e persistenti sul catino padano e nei fondovalle del Centro Italia. 

L’immagine qui sopra riprodotta, a cura della NASA Eosdis Worldview SAT MODIS (ritagliata da me), rappresenta appieno questa teoria.
Vi faccio notare lo stato nevoso delle nostre catene montuose: le Alpi sono ottimamente innevate ma solo a quote (troppo) alte, causa i continui fronti da O/NO che hanno impattato la barriera alpina nel mese di gennaio (e che hanno originato frequenti episodi di venti di caduta responsabili di temperature sovente primaverili). Gli Appennini,invece, causa flussi perturbati troppo settentrionali, hanno un deficit nivometrico importante (addirittura si nota la copertura nevosa quasi del tutto assente, a parte locali eccezioni tra lo spartiacque tosco-emiliano).


A testimonianza di ciò, vi propongo una foto scattata ieri 29 gennaio alle ore 14.00 circa nelle campagne a sud di Milano: la visibilità era di circa 100 metri e la temperatura di circa +4°C, più bassa della Grigna (2.410 mslm): insomma se il freddo sinottico latita, la Pianura Padana riesce sempre ad “auto-prodursi” il freddo locale.

mercoledì 10 gennaio 2018

TEMPORALI A GENNAIO NEL NORD ITALIA: UN EPISODIO ECCEZIONALE.

Nottata veramente insolita quella tra l’8 e il 9 gennaio: una particolare configurazione sciroccale, con una vasta ara ciclonica a ovest del Mar Ligure, ha consentito una imponente risalita di aria molto mite dal Nord-Africa, con umidità alle stelle e punti di rugiada insoliti (ovviamente per la stagione); in serata, al sopraggiungere di refoli di aria (relativamente) fredda e più secca da est, si è originato un vero e proprio sistema multicellulare di rovesci e temporali, che ha coperto un’area vastissima (si vedano la figura sotto).


Figura 1: tappeto di fulmini la sera dell'8 gennaio (BlitzOrtung): intensità ed estensione davvero fuori media.


Di seguito tutte le anomalie di questo evento (e sottolineo che la sua eccezionalità sta proprio che sono state tutte insieme e tutte inusuali per il mese di gennaio, RIFERITE AL NORD ITALIA).

     1)      Minime esagerate di 9-11° (a fronte di medie tra -1 e -3)
     2)      Dew Point -se possibile- ancora più esagerati, 9-13° (si vedano le figure)
     3)      Gradiente barico importante che ha originato raffiche di scirocco veramente inusuali per la Lombardia
     4)      Aria ricchissima di polveri sahariane che ha ulteriormente contribuito all’originarsi delle scariche temporalesche

Tutte queste situazioni hanno portato a un vero e proprio festival di temporali, con valori di 11° a mezzanotte, sotto intense raffiche di vento e con varie aree soggette a grandinate.
Colpa del riscaldamento globale? Un solo episodio non è imputabile, ma una lunga serie di episodi sì.

Concludo dicendo che un fenomeno simile è del tutto nuovo e l’unico termine di paragone è col gennaio 2007: vedere al tempo stesso anomalie termiche di 8°, del dew point di 12° e un tappeto di fulmini degno del mese di maggio è un evento su cui riflettere…




Figura 2: raffiche di scirocco davvero notevoli per la stagione e per la regione (CML)



Figura 3: valori insani di dew point (13°), tipici di giugno (CML).



Figura 4: tappeto di fulmini dall'estensione veramente inusuale per gennaio (BlitzOrtung).



Figura 5: intensità pluviometriche puntuali degne dei temporali estivi. RR di 250-300 mm/h è un valore che non ha alcuna attinenza con l'inverno in Lombardia. 



Davide Santini

giovedì 28 dicembre 2017

Quando ci si dimentica che dicembre è un mese invernale...

In questi giorni spopolano nei mezzi di comunicazione di massa le locuzioni improprie di gelo intenso, sciabolata artica, aria polare ecc.
La verità è che per una volta dicembre ha fatto...dicembre! Anche se le anomalie in alcune aree del Nord sono negative di circa 1°, questo mese ha finalmente avuto i connotati tipici del primo mese invernale.
Attenzione però a non cadere nell'opposto, ovvero nella banalizzazione fohn = inverno del piffero oppure anticiclone = primavera. Gli anticicloni HANNO FATTO SEMPRE PARTE del nostro clima, anche nel'800. La differenza con allora è che erano molto più frequenti le ondate di gelo (quelle vere...!), mentre oggi sono una rarità; vengono addirittura scambiate per tali delle semplici saccature colme di aria fredda, che portano momentaneamente le temperature sotto media.


Geopotenziale 500hPa a cura di Meteociel: una configurazione simile non è "ondata di gelo intenso", ma una tipica ondulazione invernale. Dovremmo preoccuparci se non ne vedessimo neanche una in dicembre (vedi l'anno scorso)

Ci tengo a precisare che era normale anche allora avere OCCASIONALI punte di 10-12° in Pianura Padana anche in pieno inverno: non dobbiamo pensare che 150 anni fa gli inverni fossero come oggi in Bielorussia (dove ci sono in media 25 giornate di ghiaccio su 31 in gennaio). All'epoca erano presenti sia saccature, sia anticicloni, solo che oggi questi ultimi sono più presenti (e più caldi) che all'epoca.



Immagine presa dalla pagina Facebook "Serenissima Meteo", origine sito www.rifuginrete.com: la foto della webcam è stata scattata più o meno nello stesso periodo dell'anno, a sinistra l'inverno passato, a destra in questo inverno. Per i media quella di sinistra sarebbe normale e quello a destra "inverno gelido"; io invece dico che quella a sinistra è uno scempio e quello a destra è inverno alpino.





lunedì 6 novembre 2017

Quando i cieli autunnali stupiscono...

Autunno sinonimo di cieli grigi e anonimi? Non sempre!

Ecco un esempio lampante di come particolari condizioni meteorologiche possano originare contrasti cromatici davvero suggestivi.

Oggi, nonostante diversi impegni di lavoro, ho portato con me l’attrezzatura professionale e ho scattato un bel po’ di foto: ne propongo due.

La domanda che sorge spontanea è: come facevo a sapere che oggi, giornata “pessima” per molti, poteva regalarmi dei bei cieli, tanto da portare con me la fotocamera in giro?

La risposta è che le condizioni meteo vigenti, ovvero goccia fredda ben strutturata, nucleo molto freddo in quota e ritornante odierna (unito alla tramontana di stanotte) hanno ripulito l’aria in maniera ottimale, spazzando via numerosi agenti chimici più o meno antropici, foschia, caligine e nuclei di condensazione, donando un’atmosfera pulita e cristallina (tra un rovescio e l’altro). 

Il risultato è sintetizzato nelle due foto.





Le due immagini mostrano il Gruppo delle Grigne, il Resegone e il Pizzo dei Tre Signori visti da Milano sud, questa mattina attorno alle 10: distano 70-120 km e si vedevano nitidissime. In questo caso la visibilità superava di gran lunga i 200 km, poi è intervenuta la ritornante da S/SE, portando un nuovo carico di piogge e la visibilità è calata a qualche chilometro…

Le foto sono state scattate con una fotocamera professionale in modalità manuale, ho calibrato io esposimetro e apertura diaframma. Sarebbero venute così bene anche in modalità automatico? Sì ma...puntando correttamente il mirino (cercando il soggetto che si vuole enfatizzare). Sarebbero venute bene anche con un cellulare? ASSOLUTAMENTE NO; nessun telefono (neanche i più costosi) hanno fotocamere che rendono così, servono comunque a immortalare soggetti meteorologici, ma non danno la nitidezza, il contrasto e la cromatura delle suddette foto. Per avere scatti di qualità, serve innanzitutto un buon modello di fotocamera (reflex, bridge) e un po' di conoscenza nel campo della fotografia (anche se non mi addentro troppo nelle tecniche fotografiche).

Vi sono piaciute le foto? Vi invito a seguire la mia pagina personale (link qui sotto), dove tratto di meteorologia e fotografia, con un tocco di personalità, oltre a consigliarvi quando ci sono le condizioni meteo ottimali per scattare foto di qualità.